Francesco in Egitto abbraccia il Grande Imam: c'è bisogno di costruttori di pace

Il pontefice sarà per due giorni in Egitto per il suo 18esimo viaggio apostolico. Dopo i saluti all'aeroporto, la prima tappa è l'incontro privato con Al Sisi.

Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyib (ap)

Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyib (ap)

globalist 28 aprile 2017

Il Papa è atterrato puntuale, alle 14:00, al Cairo. È il secondo Pontefice a visitare l'Egitto, dopo Giovanni Paolo II, che visito il Paese nel 2000. Bergoglio è stato accolto dal premier egiziano Sherif Ismail, salutato fra gli altri anche dal patriarca della Chiesa cattolica copta, Abramo Isacco Sidrak, da una suora e un bambino. È cominciato così il 18esimo viaggio apostolico Internazionale di papa Francesco. Un "protocollo d'accoglienza veloce": il papa si è poi subito recato al palazzo presidenziale di Ittihadiya al Cairo, dove era atteso dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi.

Al Sisi. Con occhiali da sole, Al Sisi ha accolto Francesco sulla porta del bianco palazzo. Al Papa sono stati resi onori militari al suono degli inni vaticano, egiziano e di uno 'patriottico'. Fra i marmi di una sala riccamente decorata, cardinali al seguito del Pontefice hanno salutato il presidente, il quale si è intrattenuto per qualche secondo anche con il patriarca cattolico copto, Abramo Isacco Sidrak.

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Nella strada che dall’aeroporto lo ha portato al palazzo presidenziale, tra imponenti misure di sicurezza con strade blindate e esercito a vigilare, Francesco può leggere i cartelli colorati della gente: "Welcome Pope Francis", "Papa di pace nell'Egitto di pace".

Dopo l’incontro privato, il consueto scambio di doni e la presentazione delle delegazioni ufficiali.


La Conferenza Internazionale sulla Pace, - idea dell'imam - qui il Papa tiene il suo primo discorso.

"Al Salamò Alaikum!", "La pace sia con voi!". Papa Francesco ha iniziato così il suo discorso all'università islamica di Al-Azhar, al Cairo, per una conferenza di pace. "È un grande dono essere qui e iniziare in questo luogo la mia visita in Egitto, rivolgendomi a voi nell`ambito di questa Conferenza Internazionale per la Pace. Ringrazio il mio fratello Grande Imam per averla ideata e organizzata e per avermi cortesemente invitato". Il Papa ha iniziato il discorso offendo "alcuni pensieri, traendoli dalla gloriosa storia di questa terra, che nei secoli è apparsa al mondo come terra di civiltà e terra di alleanze".

"Ripetiamo un 'no' forte e chiaro ad ogni forma di violenza, vendetta e odio commessi in nome della religione o in nome di Dio. Insieme affermiamo l'incompatibilita' tra violenza e fede, tra credere e odiare. Insieme dichiariamo la sacralita' di ogni vita umana contro qualsiasi forma di violenza fisica, sociale, educativa o psicologica". E' l'appello di papa Francesco, durante il suo discorso ai partecipanti alla Conferenza internazionale per la Pace organizzata al Cairo dall'Universita' Al-Azhar.

Quella che chiede e per la quale prega, è una pace indiscutibile, pulita, chiara: "Si assiste con sconcerto al fatto che, mentre da una parte ci si allontana dalla realtà dei popoli, in nome di obiettivi che non guardano in faccia a nessuno, dall'altra, per reazione, insorgono populismi demagogici, che certo non aiutano a consolidare la pace e la stabilità: nessun incitamento violento garantirà la pace, ed ogni azione unilaterale che non avvii processi costruttivi e condivisi è in realtà un regalo ai fautori dei radicalismi e della violenza".

"Vi ringrazio, o Papa, per le vostre giuste dichiarazioni che non qualificano l'islam come terrorismo", ha detto Al-Tayyib parlando di "vostra visita storica" che avviene "durante una catastrofe umana estremamente triste".
La soluzione per la pace descritta da Francesco "per prevenire i conflitti ed edificare la pace" è "adoperarsi per rimuovere le situazioni di povertà e di sfruttamento, dove gli estremismi più facilmente attecchiscono, e bloccare i flussi di denaro e di armi verso chi fomenta la violenza. Ancora più alla radice, è necessario arrestare la proliferazione di armi che, se vengono prodotte e commerciate, prima o poi verranno pure utilizzate. Solo rendendo trasparenti le torbide manovre che alimentano il cancro della guerra se ne possono prevenire le cause reali". Un impegno "urgente e gravoso" cui "sono tenuti i responsabili delle nazioni, delle istituzioni e dell'informazione".