La Roma omofoba di Virginia Raggi e la censura di Stato (o di Comune)

C’è veramente da avere paura se il diritto all’arte, all’espressione e alla satira politica viene messo in discussione così velocemente

Il murale Di Maio Salvini

Il murale Di Maio Salvini

globalist 23 marzo 2018

di Giuseppe Cassarà

Quello che è accaduto oggi a Roma è talmente medioevale da lasciare senza parole.
Ricapitoliamo per i meno attenti: lo street artist palermitano TvBoy, nome d’arte di Salvatore Benintende, non un graffitaro con la bomboletta facile ma uno degli artisti più importanti del panorama internazionale, una di quelle persone di cui questo paese dovrebbe andare fiero, ha regalato ai muri della città di Roma tre murales, raffiguranti il primo Francesco Totti vestito come San Francesco, il secondo Giorgia Meloni con in braccio un bambino africano e il terzo, quello più noto finora, Luigi Di Maio e Matteo Salvini che si baciano con un cuore sullo sfondo, chiaramente ispirato a quello che tutt’oggi campeggia sul Muro di Berlino, raffigurante Erich Honecker e Leonid Brežnev.


Non sappiamo se per omofobia, per censura politica o per un rivoltante misto delle due cose, sta di fatto che il terzo murales (gli altri due, per ora, sono rimasti intoccati) è stato prima nascosto alla vista con degli scatoloni, poi del tutto eliminato, nella stessa Roma di Virginia Raggi che lascia che l’asfalto si sgretoli come groviera: in due ore, “l’affronto” è stato rimosso, la pubblica decenza di Salvini e Di Maio salvata, l’ordine pubblico ristabilito. Ma rimane un vuoto enorme, non solo su quel muro, ma nella nostra Capitale che si macchia di un’insopportabile censura di Stato.

C’è veramente da avere paura se il diritto all’arte, all’espressione e alla satira politica viene messo in discussione così velocemente. C’è solo da sperare che questa repentina rimozione del murales sia stata una mossa da cuor di leone della sindaca Raggi, spaventata dalle possibili ripercussioni da parte del collega Di Maio o di Salvini. Non vogliamo immaginare lo scenario più oscuro: che da questa legislatura in poi qualunque cosa vada fuori dal seminato del Governo sia destinato all’oblio, alla censura, alla rimozione d’autorità. Ringraziamo per l’esistenza di Internet, che tiene vivo il ricordo di questa vergogna, intrisa anche questa volta della più triviale e pericolosa omofobia.